Lo spazio dei miei vorrei e dei miei sapeste ora è realtà. Speriamo possa rivelarsi in grado di soddisfare le mie e le vostre curiosità
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2008
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Quando tuo figlio entra in una stanza la sua presenza diventa indelebile immagine poi subito fantasma non appena ne esce.
Non saprei spiegare il perchè, ma anche molto tempo dopo, quella specie d'ologramma si fissa ben saldo lungo la via dei tuoi neuroni fino a farti intravedere ciò che gli altri mai potranno provare o, addirittura, sentire.
Sì, perchè quando tuo figlio entra nelle stanze dove abita la tua esistenza ci entra in video ed in voce con l'obiettivo di non lasciarle piu', anche se in volo ben distante da lì.
Rivedo mio figlio, ogni giorno, in mille posti differenti, contemporaneamente, lungo la direttrice tracciata dalle mie gambe mentre prova ad utilizzarle come galleria da cui entrare con la sguardo furbetto per poi uscirne con l'espressione di chi ti ha fatto un scherzo.
Ci sono giorni in cui, invece, mi appare diligentemente seduto e fisso a guardare i cartoni che lo fanno sembrare immensamente delicato ed ingenuo, giorni in cui vorrei tanto essere la sua ombra per riuscire a proteggerlo sempre, per non doverlo lasciare mai, per fargli comprendere che anche se un giorno, prima di partire per un lungo viaggio, sarò costretto a salutarlo io accanto a lui ci rimarrò comunque.
Chissà da dove nasce questo sentimento che rappresenta sia il mio grande amore come pure il mio piu' grande tormento perchè soggetto alle varianti del destino di cui posso dire molto ma con cui non so interagire piu' di tanto: decide sempre tutto lui e certe sere sono troppo stanco per accettare come va il mondo. Il mondo di cui mio figlio non sa e che forse non sa che esiste anche lui.
Ed è proprio in quelle sere in cui mi metto a collezionare le immagini felici, virtuali, di quel mio figlio tutto preso dal gioco sperando che altrettanti padri possano provare la medesima felicità.
La stessa di cui vado fiero ma di cui spesso mi vergogno perchè ora che sono padre so bene cosa voglia dire non esserlo piu'.
Ai padri senza piu' vele vorrei saper dedicare tante parole, vorrei urlare loro che se la loro esistenza, per allontanarsi dal nulla, non ha piu' vele irte e gonfie ha comunque in uso ali ampie e candide pronte a librarsi in volo e ben preparate a ripararla dal sole che brucia lungo le vie tortuose e faticose della solitudine.
Gli affetti sono come cerini, piu' si amano e piu' ne se consumano, mentre insieme bruciano attraverso le terre battute dell'anima.
Guai a non incendiarli mai !!!!!
Cordialmente
Giò & Co
Vorrei dirti tante cose, sì, proprio tante ma come poterti raccontare se di me non so ancora quanto ti possa importare.
L'affetto non ricambiato presto o tardi ti cambia e tu non sai prevedere se questo cambiamento ti saprà fare bene oppure male.
E' per questo che spesso provi a cercare risposte intrise di una verità illusoria nelle canzoni che passano alla radio come se fossero la prova sonora, tangibile, dell'aiuto in arrivo da chissà quale pianeta.
Tutto ciò mentre il sax dei tanti momenti di relax vissuti in altri tempi continua a confondersi con le melodie dei tuoi continui cambiamenti.
Sai che felicità l'umore !!!!!!!
Vorrei dirti tante cose, sì, proprio tante quando non troppe ed è per tal motivo, forse, che tu te ne stai lì, avvolto nel silenzio, senza dire, magari senza capire.
Inutile negarmelo, anche se le cose stanno così, l'affetto pur sempre resta l'unico punto fermo dinanzi al tempo nostro che passa e ripassa attraverso le parole che non ti ho mai detto.
Vorrei gridarti pure che se un destino, un giorno, ci ha unito probabilmente non l'ha fatto così per caso, oppure sì ?
Lo so, verità brucia cosa posso farci ?
Cordialmente
Giò & Co
E' come se tutto fosse lì per assistere al grande salto verso l'inverosimile.
Quella cosa che non sai cos'è ma che esiste ugualmente perchè rimasta in serbo nella mente ora di uno squilibrato, ora di un esaltato.
Immagino la gioia che può provare un uomo quando sta pensando di fare una cosa che si ricorderanno.
La stessa gioia che gli permette di confondersi fra la gente, di pensare che un giorno o l'altro sarà lui a ridere mentre tanti saranno costretti a piangere.
Cordialmente
Giò & Co
Non è paura di andare via,
ma di lasciare
di essere succube di un essere
che non prova amore
che pratica il terrore
lui uomo indegno
del ben che minimo sdegno
io, l'ignoto pegno
di un bene prezioso,
la scommessa di un bicchiere di vino
polvere stritolata dentro ad un pugno
che poi scivola via
fino a diventare sabbia
io, superstite rabbia
di chi mi ha amato veramente,
davvero tanta poca gente.
Forse è per questo che mi viene in mente,
che la mia,
non è paura di andare via,
ma di lasciare
di essere il triste riempitivo
di preghiere e raccoglimento,
dinanzi alla foto
io, l'uomo
che provava amore,
che praticava la pace
l'unico suo vizio
starsene lì a coltivare il suo sogno,
quello di ascoltare un giorno,
la musica dei suoi desideri,
la musica dei mille fortuiti pensieri
superstiti della memoria.
Giòeco
La severità dello sguardo lasciato appeso nel vuoto di un tempo irrimediabilmente leso.
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La fuliggine sul viso reso grigio da un sorriso di fuoco e polvere, alle spalle fiamme e l'odore acre della morte.
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Tutto intorno sirene, tanto rumore, non per nulla, grida sommesse, tanto dolore dentro misto a spaesamento, a bisogno di credere che tutto ciò non sia mai avvenuto.
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E poi, ancora, tante maschere di garza pronte ad evocare il carnevale di mille e piu' attentati kamikazee.
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Una donna resa nera non solo dal dolore piange tutte le lacrime fino ad un momento prima messe da parte e come lei tante altre: madri senza figli, figli senza padri, tutti parte di famiglie colpite irrimediabilmente di striscio comunque nel cuore dell'affetto vero.
Centinaia di letti senza piu' affetti, migliaia di giorni senza piu' abbracci, miliardi di ore e secondi in saldo nel negozio affollato della disperazione, quella che ti fa percepire solo mentre tutto il resto, prontamente, gira e rigira di nuovo almeno fino al successivo boom, furtivo ed immediato come il lampo, rumoroso e dirompente piu' del tuono.
Se questa è vita, qualcuno me lo dica.
Mi riveli pure che tutto ha un senso è che ogni vendetta è giusta.
Mi convinca che in qualche modo bisogna pur morire.
Vi prego però di realizzare un mio sogno: se questa è vita, non ditelo ai miei cari.
Se invece è tutt'altro, vi prego ancora, regalatemi una speranza, io sarò il primo ad illudermi che sia vera.
Cordialmente
Giò & Co
Strada facendo arriviamo, strada facendo incontriamo, strada facendo viviamo, strada facendo esistiamo, strada facendo superiamo muri, strada facendo ne costruiamo, perchè sempre strada facendo, spesso, non dimentichiamo.
Mi chiedo quale sia l'alchimia giusta per cancellare il tracciato neuronale che fa tanto male, che associa dolore ad una melodia, che associa, sulla via di un bivio, le angosce messe all'incanto in un determinato quanto mai preciso istante !!!?!!!
Ora come allora una canzone che è immagine di un tempo da dimenticare, dalla quale tuttavia non è possibile scappare.
La radio trasmette ma non sa, come del resto non sa l'altra gente, di cui anche a me, qualche volta, non me ne frega niente.
Ne sa qualcosa il viso che mima un dolore sordo, indeciso avvolto dal mistero di un luogo impreciso ora vicino, ora lontano e dal quale la fuga resta si possibile ma è pur sempre un gioco a tempo.
Le mani anch'esse hanno un ruolo: infiniti gesti a perdersi nel vuoto accennano mille e piu' discorsi in codice per provare a raccontare, comunque, ciò che le parole non possono condividere.
Ed è in quei frangenti di dubbio che, spesso, mi rispondo pur non sapendo bene dove sia l'inizio e la fine del mio mondo:
forse l'alchimia adatta per cancellare il tracciato neuronale che fa tanto male, che associa dolore ad una melodia, che associa, sulla via di un bivio, le angosce messe all'incanto in un determinato quanto mai preciso istante
è tentare la via della sovrascrittura emozionale.
Clicco allora veloce il tasto di sintonizzazione della mia radio, cambia così la canzone e dunque l'umore: tanto rumore per nulla, tanto suono che diventa parola sulla punta delle mie dita.
Cordialmente
Giò & Co
Sono accessibile, sono flessibile, sono il calendario dell'umano impossibile, mentre mi piego alla vita, contemporaneamente, mi proietto all'interno delle vesti di un banditore perfetto e gioco di becco nel marasma generale che vuole vedere la mente umana a secco di idee e di tutto a favore della dipendenza totale, dell'odore acre infernale di corpi stesi sul letto dell'ignoranza globale per garantire la migliore prestazione anale.
Solo così, perennemente va, lungi dall'essere qua, la ricerca dell'identità fra indecisioni varie, fra l'essere il goal perfetto di un cojto interruptus o lo schizzo deciso di un fiume impreciso che a saper come è finito il frutto è già sgorgato.
Cordialmente
Giò & Co
P.S:Semplici prove tecniche di parole.